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La relazione: il quid dellʼintervento musicoterapico

In un percorso di musicoterapia si mira al raggiungimento di alcuni obiettivi che possiamo genericamente racchiudere nella locuzione “miglioramento dello stato di benessere dellʼutente; in cui la musica diventa il grimaldello con cui scassinare le problematiche in atto, farsi strada tra le resistenze e apportare dei cambiamenti migliorativi dello stato di vita dellʼutente.

Per far questo ovviamente ci vuole tempo, in alcuni casi molto tempo, e non lo si fa da soli, ma in equipe, in sinergia con altri professionisti della relazione dʼaiuto.

Ma primo e fondamentale passo per arrivare al raggiungimento di obiettivi terapeutici è quello della creazione – da parte del musicoterapeuta – di una relazione con lʼutente. Una relazione con finalità terapeutiche, perciò di natura asimmetrica, perché – non dimentichiamolo – siamo allʼinterno di un setting  e non di un contesto amicale: cʼè chi ha bisogno di aiuto e chi questo aiuto lo dà, cʼè chi ha bisogno di essere guidato/facilitato e chi fa il facilitatore, cʼè chi vive una condizione di disagio e chi professionalmente cerca di alleviare questo disagio: il musicoterapeuta appunto.

 

Presupposti teorici

Per entrare più nello specifico, il “core” della relazione musicoterapetua-utente affonda le sue radici nellʼapproccio umanistico di Carl Rogers, che nel suo La Terapia centrata sul Cliente (Firenze, Psycho, 2000)  ci dice che la relazione è produttiva quando almeno «uno dei protagonisti ha lo scopo di promuovere nellʼaltro la crescita, lo sviluppo, la maturità e il raggiungimento di un modo di agire più adeguato ed integrato nellʼaltro». Spiega come lʼindividuo (lʼutente nel nostro caso) tenda sempre e comunque allʼautorealizzazione cercando un accordo tra gli input che provengono dallʼesterno e quelli conformi alla sua istanza di autorealizzazione.

Basandosi su questi postulati Rogers formula tre atteggiamenti di base validi anche in ambito musicoterapico:

1. congruenza;

2. accettazione incondizionata;

3. comprensione empatica.

Il musicoterapeta, nel cercare di far propri i tre atteggiamenti rogersiani appena citati, deve porsi di fronte allʼutente con un atteggiamento che abbia alla base la SOSPENSIONE DI GIUDIZIO, come a dire “Eccoci, siamo qui, puoi fare quello che vuoi, non cʼè niente che tu possa fare che vada bene o che vada male, sentiti libero di esprimerti come vuoi, io sono qui e ti ascolto, lo faccio per e con te. Fidati di me!” Solo attraverso questa sospensione di giudizio si può arrivare a “guadagnarsi” la fiducia dellʼutente ed intraprendere così un processo (per lui) migliorativo e di autorealizzazione.

Mauro Scardovelli nel suo Il dialogo sonoro (Cappelli, 2001), partendo dallʼapproccio umanistico di Carl Rogers, teorizza il modello del dialogo sonoro: una serie di stadi attraverso cui evolve la relazione musicoterapeuta-utente, e che sono essenziali per riuscire ad ottenere la fiducia dellʼutente:

1. Matching (combaciare): è il rispecchiamento fisiologico, spaziale, speculare delle azioni, suoni, movimenti dellʼutente

2. Pacing (andare al passo): si ha quando il musicoterapeuta accompagna le azioni, i suoni e i movimenti dellʼutente

3. Leading (condurre): è lʼintroduzione di novità che permette al musicoterapeuta di entrare naturalmente ed in modo creativo nella relazione.

Matching e Pacing sono la base per la costruzione del Rapport (cioè della relazione), fase del dialogo sonoro fatta di stimoli, proposte e scambi di emozioni/informazioni. Il Leading invece indica lʼapporto di novità che introduce naturalmente il terapeuta come persona creativa, anche per il semplice fatto di essere presente come ascoltatore empatico e come interlocutore partecipe.

È infine importante sottolineare che durante la messa in atto del dialogo sonoro, il musicoterapeuta deve prestare profonda attenzione alle “resistenze dellʼutente”, perché sono un segnale (inconscio) che lʼutente esprime per indicare che la tecnica e la strada intrapresa sono inutili o, addirittura, dannose.

E tutto questo va fatto IN musica e CON la musica, senza verbale, perché in musicoterapia la musica è il linguaggio dʼelezione, che diventa mediatore della relazione tra il terapeuta e lʼutente bypassando le funzioni cognitive e facilitando questʼultimo ad entrare in contatto con emozioni e sensazioni di cui abitualmente non ha consapevolezza.

Attraverso questo tipo di relazione, lʼutente riesce a vivere esperienze corporeo-sonoro-musicali che gli permettono di riscrivere la propria quotidianità, riorganizzandosi emotivamente in senso adattivo e migliorativo.

 

Come imposto la relazione con lʼutente

A mio parere  è bene che allʼinterno della relazione ci siano confini definiti e riconoscibili, con poche ma chiare regole che mirino a contenere lʼansia dellʼutente nel nuovo contesto e a produrre un clima di base rassicurante che gli permetta di sentirsi libero di esprimersi in qualsiasi modo voglia, di crescere, di migliorare, di raggiungere il suo stato di benessere.

Queste regole non vanno esplicitate verbalmente, ma gradualmente mostrate sia con il proprio atteggiamento che attraverso la produzione corporeo-musicale.

Cerco di fare questo per mezzo di un atteggiamento che prevede
– lʼutilizzo (in una fase iniziale) di semplici strumenti a percussione, per far sì che lʼutente abbia un feedback sonoro immediato e gratificante e si senta a suo agio già dalle prime manipolazioni degli oggetti produttori di suono;

– condivido i silenzi cercando di non farmi assalire dallʼhorror vacui (sonoro in questo caso);

– osservo le modalità comunicative dellʼutente: linguaggio corporeo, verbale o la modalità/quantità di silenzio presenti nella comunicazione;

– cerco di far coincidere le inclinazioni dellʼutente con le finalità terapeutiche adottando strategie che riescano a fondere queste due esigenze;

– non forzo mai lʼutente in una attività che (in quel momento) non voglia svolgere: quando possibile in questi casi cerco di farmi spiegare il perché della sua resistenza;

– preparo sempre la seduta in modo da avere più attività alternative sia per non “annoiare” lʼutente che, in caso di resistenza, avere subito altro da proporre. In questo modo la resistenza viene vista come una normale fase della comunicazione e non come una sorta di “muro” che mini la qualità della relazione.

 

Per concludere

Mi piace concludere questo articolo con una frase di Thomas Gordon tratta da Genitori efficaci. Educare figli responsabili (Armando Editore, 2014). Questo perché la relazione musicoterapeuta-utente deve (o meglio dovrebbe) ricercare le caratteristiche della relazione primigenia che ognuno di noi ha sperimentato nella sua vita: quella con i propri genitori, in particolare quella con la propria madre. Relazione in cui la fiducia e lʼaccettazione incondizionata sono esperienze emotive che il bambino vive quotidianamente in maniera naturale ed empatica, senza necessità alcuna della mediazione verbale.

«Quando ti troverai in difficoltà,  presterò ascolto con sincera accettazione per aiutarti a trovare le tue soluzioni, invece di farti dipendere dalle mie. Inoltre, rispetterò il tuo diritto ad avere le tue convinzioni e a perseguire i tuoi valori, per quanto possano essere diversi dai miei.

Tuttavia, se il tuo comportamento interferirà col soddisfacimento dei miei bisogni, ti dirò  apertamente e onestamente in cosa mi condiziona, confidando che il rispetto per i miei bisogni e sentimenti ti spinga a cambiare quel comportamento, che per me è inaccettabile. Inoltre, se un mio comportamento sarà inaccettabile per te, spero che me lo dirai apertamente e onestamente, in modo che possa provare a cambiarlo.

Nel momento in cui dovessimo accorgerci che nessuno dei due può cambiare per venire incontro ai bisogni dellʼaltro, prenderemo atto che fra noi cʼè un conflitto e ci impegneremo entrambi a risolverlo senza ricorrere al potere o allʼautorità per vincere a spese dellʼaltro. Io rispetto i tuoi bisogni, ma voglio anche rispettare i miei. Perciò, sforziamoci sempre di cercare una soluzione accettabile per entrambi. I tuoi bisogni saranno soddisfatti e così i miei: nessuno perderà, entrambi vinceremo.»